Ristrutturazione a Pordenone: il racconto di un cantiere finito
Questa ristrutturazione a Pordenone era nata come un intervento parziale. Sulla carta erano il bagno, le camere e i pavimenti. Poi, come succede spesso nelle case di una certa età, il problema vero era un altro e stava più in basso di dove stavamo guardando.
Il pavimento del piano terra si trovava sotto il livello del prato che c’è fuori. Quando una casa è messa così, l’acqua non ha bisogno di infiltrazioni evidenti per entrare: risale dal terreno e sale dentro i muri. È l’umidità di risalita, e finché resta lì sotto puoi rifare intonaci e pitture quante volte vuoi, tornano a scrostarsi nel giro di poco.
Quindi abbiamo iniziato da lì. Tutto il resto è venuto dopo.


Il sottoscala prima e dopo: era il punto più basso della casa, oggi è la lavanderia.
Il problema era sotto il pavimento
L’idea di partenza era la più diretta: uno scavo lungo il muro, largo 50 centimetri e profondo 70, riempito di sassi con un tubo collegato alla fognatura. Si chiama vasca di drenaggio e serve a far defluire l’acqua piovana prima che i muri se la bevano.
Poi, scavando, è saltato fuori un marciapiede che rendeva quella soluzione impraticabile.
In un cantiere capita, soprattutto quando la casa ha i suoi anni. La differenza sta in quello che succede dopo. Abbiamo cambiato strada: demolito l’intonaco esterno fino all’altezza del marciapiede, poi iniettato nel muro, foro dopo foro, una resina che blocca il passaggio dell’acqua. Il muro resta dov’è, ma l’acqua smette di salirci dentro. Abbiamo affrontato il problema dove nasce. Coprirlo con un intonaco nuovo sarebbe durato una stagione.

Fuori: l’intonaco demolito fino all’altezza del marciapiede, prima delle iniezioni di resina.
Dentro casa abbiamo applicato la stessa logica al sottoscala. Era il punto messo peggio, quello più basso di tutti. L’abbiamo rialzato costruendo dei vuoti sanitari, cioè un’intercapedine d’aria tra il terreno e il nuovo pavimento: l’umidità trova il vuoto e non il massetto. Sopra, massetto nuovo e le stesse piastrelle del bagno. Poi intonaci rifatti e pitturato.
Oggi quello che era il punto peggiore della casa è lo spazio più utile: ci abbiamo ricavato una lavanderia, con la sua porta e la lavatrice sotto la rampa.
Rimettere in piano i pavimenti
Misurando i pavimenti è venuto fuori il secondo problema: 8 centimetri di dislivello da un angolo all’altro della casa. Non è un difetto che si vede a occhio. Si sente camminando, e diventa evidente il giorno in cui posi un parquet.
Per recuperarli abbiamo messo dei muraletti a livello e sopra un tavolato in OSB, con della lana nell’intercapedine: serve a non far suonare a vuoto il pavimento quando ci cammini sopra. Sul tavolato è andato il parquet, lo stesso in tutta la casa e sulla scala, così l’occhio non incontra stacchi passando da una stanza all’altra.

Il tavolato in OSB sui muraletti, prima del parquet.

Lo stesso parquet in tutte le stanze, sopra il tavolato rimesso in piano.
Il bagno, rifatto da zero
Del bagno vecchio non è rimasto niente: giù piastrelle e rivestimenti, giù il massetto, via i sanitari, e rifatto da capo tutto l’impianto idraulico. Abbiamo anche allargato la porta, che prima era da 60 centimetri.
A pavimento sono andate piastrelle 60×120 effetto pietra, le stesse che sul lato dei sanitari rivestono la parete a tutta altezza. Dentro la doccia abbiamo cambiato colore di proposito: un verde scuro fino al soffitto, lo stesso del mobile del lavabo. Nel muro è ricavata una nicchia portaoggetti, foderata con quello stesso verde.
Una delle pareti non è piastrellata: è stata rasata a gesso e finita a resina. È una scelta che si nota poco in fotografia e molto dal vivo, perché toglie le fughe da una parete intera. I sanitari li abbiamo spostati rispetto a prima e aggiunto uno scaldasalviette.
Se ti interessa capire come si imposta un bagno da rifare, dalle impermeabilizzazioni alle scelte progettuali, ne parliamo nella guida al rifacimento del bagno.


Il bagno finito: rivestimento a tutta altezza sui sanitari, verde scuro dentro la doccia, la nicchia foderata in tinta.
La scala
La scala vecchia è stata demolita. Al suo posto abbiamo ricostruito la struttura in ferro e sopra sono andati i gradini nuovi, con il taglio a 45 gradi. Anche il poggiolo è stato rifatto in cartongesso e coibentato.
È il pezzo di cui andiamo più fieri.

PRIMADOPO
Trascina per confrontare: la stessa rampa, al grezzo e finita in rovere.
Quello che non si vede
Una parte del lavoro, in una ristrutturazione, non la vedrà mai nessuno. Ma è quella che si sente vivendoci.
Le contropareti vecchie erano una singola lastra montata su una struttura da un centimetro. Le abbiamo demolite e rifatte con struttura da 50, doppia lastra in cartongesso e lana di roccia nell’intercapedine. Cambia l’isolamento termico e cambia il silenzio tra una stanza e l’altra. Nelle case vecchie conta più di quanto sembri, e nella guida al cartongesso la spieghiamo per bene.
L’impianto elettrico è stato rifatto interamente. Quello che c’era era a filo rigido, con un unico circuito: oggi un impianto così non si fa più. Quadro nuovo e contatore portato all’esterno.


L’impianto elettrico rifatto da zero e le contropareti nuove in cartongesso.
I dettagli che si notano dopo
In questa casa ci sono tre scelte piccole, di quelle che si vedono solo vivendoci.
La prima: la cliente ha deciso di non mettere una chiusura in un passaggio, e allora invece di una porta abbiamo fatto un varco aperto. La seconda: per avere lo stesso disegno anche dall’altro lato, lì abbiamo installato una scorrevole a filo muro. Con la porta aperta i due passaggi si somigliano, ma se un giorno serve chiudere, si chiude.
La terza sono le porte delle camere, sostituite tutte con cerniere a scomparsa al posto di quelle esterne. È un dettaglio da pochi millimetri che cambia la faccia di un corridoio.


Il varco lasciato aperto e, sullo stesso passaggio dall’altro lato, la scorrevole a filo muro con la maniglia a incasso.
L’aria
L’ultima cosa che abbiamo installato è la ventilazione meccanica, in tutta la casa. Fa il ricambio dell’aria 24 ore su 24, senza dover aprire le finestre.
In una casa che veniva da un problema di umidità non è un accessorio. Il vapore che si produce vivendo in una casa, cucinando, facendo la doccia, asciugando i panni, deve andare da qualche parte: se resta dentro si deposita sulle superfici più fredde e alimenta muffa e condensa. La ventilazione lo porta fuori in continuo, invece di affidare tutto al ricordo di aprire le finestre. Le iniezioni di resina hanno tolto l’acqua che saliva dal terreno; la ventilazione si occupa di quella che si produce ogni giorno.

Una delle bocchette della ventilazione meccanica.
Il cantiere in video
Il cantiere lo abbiamo raccontato mentre andava avanti. Le prime due puntate sono di maggio, con il cantiere ancora aperto; la terza è a lavori finiti.
Come è finita la ristrutturazione a Pordenone
Una casa che prendeva acqua dal terreno e aveva i pavimenti in pendenza oggi è in piano, con l’umidità affrontata dove nasceva, il parquet ovunque, un bagno nuovo e una scala che si fa guardare. Il cantiere si è chiuso con gli ultimi dettagli e le pulizie.

L’ingresso a lavori conclusi.
Da questo cantiere ci portiamo via la conferma di una cosa che diciamo sempre: in una casa vecchia, il problema principale quasi mai è quello che si vede. Qui la committente ci aveva chiamati per il bagno e le camere. Se ci fossimo fermati lì, oggi avrebbe un bagno nuovo con gli stessi muri che si scrostano. Il modo in cui impostiamo un lavoro dall’inizio, guardando prima cosa c’è sotto, lo raccontiamo nella guida alla ristrutturazione chiavi in mano.
Se hai una casa con dei problemi che ti sembrano difficili da spiegare, e vuoi capire da dove si parte, scrivici: veniamo a vederla. Ti diciamo cosa vediamo, comprese le cose che non volevi sentirti dire. Poi decidi tu.
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